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"L'espressione, esprime, la propria emozione..."

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- Questo blog non è sponsorizzato -

Per capire a pieno devo fare una premessa: sono sempre stato una persona che guarda raramente il passato, primo perché rischio di rimanere intrappolato e come secondo ho un intero universo da creare difronte a me.

In questi giorni ho terminato una serie spettacolare intitolata: Community. Onestamente ero turbato per il finale, (semplicemente perché non volevo che finisse) ma non avevo dato peso alla vera emozione che mi ha provocato quella chiusura.

Quando è giunta l'ora di andare a dormire mi sono ritrovato con un senso di angoscia e davanti ai miei occhi vedevo il volto di Jeff, esattamente con la mia stessa espressione di paura e di abbandono. Però nella mia mente si fece spazio un pensiero che cambiò tutto.

Perché stai andando in panico? Quello non sei tu.

Esatto! Io non sono Jeff, io sono Abed! (scusate lo spoiler: Abed va per la sua strada che si è costruito lasciando Jeff lì dove l’ha conosciuto). Questa affermazione mi ha fatto realizzare l'altra parte di me e cosa lascio nel mio passato, ovvero persone che credono in me. Una volta ho ricevuto la critica di essere un treno che non rallenta per far salire le persone, beh, dopo anni ho capito quella frase perché ho sentito il dolore di Jeff della partenza di Abed.

Ps: ringrazio ogni anima che mi ha aiutato e aiuta nel mio percorso.


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- Gli altri non sono te -

Quando ascolto le persone che parlano di altre persone spesso sento dire: " io non avrei fatto così, non lo/a capisco". Onestamente è già questo il punto, tu sei tu, con il tuo bagaglio culturale ed emotivo. Un'altra persona è un mondo a parte con la sua realtà, essendo che sono due esseri distinti non agiranno nello stesso modo.

Secondo me accettando questa teoria rende più facile comprendere le altre persone ed evitare la rabbia per l'incomprensione. Gran parte delle volte che sento che le persone sono deluse da altre è perché non hanno fatto un' azione che loro si aspettavano. Questo è l'inghippo, essendo che ognuno ha la sua realtà non puoi sempre pretendere che la tua realtà prevalga su quella degli altri.


- La fortuna è quando l'occasione incontra la preparazione -

Onestamente non ricordo bene da dove ho colto questa frase, tanto alla fine non conta la circostanza ma il messaggio.

Cito il Treccani: Fortuna s.f. Nome di un'antica divinità romana, personificazione della forza che guida e avvicenda i destini degli uomini, ai quali distribuisce ciecamente felicità, benessere, ricchezza, oppure infelicità e sventura.

Non bisogna scambiare la fortuna istantanea con quella genuina, la prima arriva velocemente e se ne va altrettanto dato che non siamo pronti per quella fortuna. Invece una fortuna/felicità con delle basi solide potrà prosperare.

Molto spesso dico alla gente di essere una persona molto fortunata, dato che ho una famiglia, amici, una casa e mi posso permettere i miei vizi. Però tutto questo non mi è stato donato, ma ben si costruito giorno dopo giorno fallimento sopra fallimento, fino al punto che le mie capacità mi hanno portato davanti alle occasioni da cogliere.


- Ognuno ha il suo fondo -

Uno dei miei quesiti è: Come mai dopo un fallimento cerchiamo l'auto punizione?

C' è chi lo fa fisicamente con stupefacenti e chi mentalmente denigrandosi, alla fine non conta cosa fai, sarà sempre autodistruzione. Il problema sta nel fatto che non danneggi solo te stesso ma anche il tuo ambiente, questo porta a una grande responsabilità sul fattore di quanto in basso cadere.

Molto spesso il dolore viene mal interpretato, perché come ogni maestro è qui per insegnarci e non bastonarci. Quindi è giusto soffrire, farsi anche un po’ trasportare da esso per capire cosa non va, ma un insegnante cammina dietro o a fianco, perché non è compito suo il cammino difronte a te.


- Qualcosa non funziona, bisogna cambiare qualcosa. Ok, allora cambiamo.- (Cit.Weiss)

Diversi anni orsono ero una persona molto arrabbiata che continuava ad abbaiare al sistema, avete in mente quando continui a dare la colpa a LORO, ai grandi, a quelli che "decidono" ?  Finché una volta durante una serata una persona che non conoscevo mi disse: "se pensi di non avere la forza per cambiare non hai neanche il diritto di lamentarti ". Questa frase si è insidiata dentro di me come un tarlo, inizialmente capivo la frase ma non la comprendevo.

Nei gli anni successivi analizzavo sempre di più dove le mie scelte mi portavano e cosa cambiava nel mio ambiente, li mi resi conto che più io cambiavo per migliorare la situazione più il mio odio si attenuava, fino ad arrivare a una critica costruttiva e non distruttiva sia verso il mondo esterno che il mio interno.

Molto spesso sento dire che non abbiamo potere decisionale e che solo con i soldi puoi aiutare a cambiare la situazione, questo pensiero è completamente errato! Coloro che decidono il mercato sono i consumatori, a ogni pasto scegli cosa mangiare, ad ogni acquisto scegli la qualità e cosa vuoi. Soprattutto per cambiare il mondo non servono soldi, solo una comunità disposta a investire il proprio tempo per una buona causa.

Ricordati che sei una divinità, (Cit.blog No1)

Sei tu a creare la tua realtà.


- Il fascino di una teoria -

Una delle mie opinioni è: siamo solo dei cani che abbaiano alla luna, in altre parole, non abbiamo capito niente. Al momento non parlo di come si comporta l'essere umano ma delle scoperte scientifiche, mi diletto a cercare nuove teorie su questo universo e del suo meccanismo,  questo ogni volta mi sblocca un nuovo ragionamento.

Per esempio: esiste questa teoria sul mondo quantico che dice che tutto quanto è composto da stringhe, ci sono quelle piccole e quelle che si espandono per l'intero cosmo. Questa ipotesi mi ha fatto riflettere sul fatto che tutto quanto è collegato e che qualsiasi cosa interferisce con qualsiasi cosa.

Un'altra teoria é che l'universo è un'enorme matrioska, dove si forma un altro universo dal momento che si crea un buco nero. Invece questa supposizione mi porta alla tesi dove dice che siamo già dentro il Metaverso (Matrix), questo è ancora più bizzarro, perché uno dei progetti futuristici è proprio di  trasferire la coscienza umana su digitale, quindi creare il Metaverso. Trovo bizzarro questa combinazione di teorie perché sia l'universo che noi facciamo delle matrioske.


- I luoghi comuni sono troppo comuni -

Ogni tanto durante le mie turbe mentali rifletto sulle varie ingiustizie e sulla cattiveria dell'essere umano, cerco di comprendere la meccanica che ci porta ad agire in una determinata maniera. Ovviamente non ho alcuna risposta, però uno dei tanti fattori che volevo sottoporvi è la mentalità di gregge, detto in altre parole: luogi comuni (pregiudizzi).

La parola ha un potere immenso, può insidiarsi dentro di te e cambiare il tuo pensiero, se poi viene ripetuta più volte e da più fonti diventerà realtà. Sia nella psicologia che nella spiritualità si dice che si è l'artefice della propria percezione del mondo, ma se senti tutti ripetere le stesse parole anche se non è vero per te lo sarà, quindi vai ad annegare la tua libertà di pensiero.

Tutto questo discorso solo per dire: usate la vostra massa grigia e non le parole degli altri.


- Un punto sul bianco -

Tempi orsono un mio amico mi disse: “prendi un pennarello e fai un punto su di un foglio bianco, dopo averlo fatto dimmi dove esattamente inizia e dove finisce”.

Questa frase mi ha ricatapultato nel mio circolo vizioso di cosa sia reale e cosa no, ma non voglio annoiarvi con le mie paranoie ma volevo porvi una riflessione derivata da quella frase.

Si dice che nell'universo esiste la legge di non interazione con le altre specie, si agisce in questa maniera per non interferire all'evoluzione o autodistruzione della specie.

Tutto questo ragionamento planetario l’ho comparato alla nostra realtà, quando osservi una persona in una situazione difficoltosa e ti chiedi, quando sarebbe il momento giusto per interagire? Da una parte si vorrebbe dare il proprio sostegno, ma bisogna valutare quante delle proprie risorse si possono investire, dall'altro canto se dai la pappa pronta non potrà mai sviluppare le proprie capacità, oppure dando un consiglio aiuti allo sviluppo della sua coscienza.

Ormai non si sa finché non si fà.

Passando dal macro al micro e al quesito iniziale, dove si tocca veramente il punto che hai fatto con il mondo esterno?


- Lo zaino condiviso -

La gran parte dei blog che scrivo sono riflessione che faccio durante la settimana, ma questa volta mi è stato chiesto di essere un po’ cattivo per questo parlerò di qualcosa di scomodo.

Parlare dei propri problemi ad altri dà l'illusione che il proprio zaino si alleggerisca oppure che la problematica scompare temporaneamente, ma le persone lo fanno per avere un confronto costruttivo o solo per scaricare la propria immondizia? Mi pongo questo quesito perché l’unico che può cambiare sé stesso o la situazione in cui si trova sarà sempre sé stesso, per questo perché si tende ad esternare il proprio malessere e non lo si porta dentro per comprenderlo? Secondo me è perché sarà sempre più facile cercare la soluzione esternamente che andare a parlare con sé stessi.

Con questa riflessione non voglio dire che non si deve condividere la propria sofferenza, ma ricordare che ognuno è forte e che dovrebbe avere più fiducia nelle proprie capacità.

Come ultimo appunto volevo giusto dire che ognuno combatte le sue battaglie, c'è chi in silenzio e chi fa un gran casino, si sempre comprensivo.

Dentro noi stessi, vedremo mille riflessi. Siamo complessi, come i nostri complessi.

 

- L'ispirazione é come il respiro -

Spiegato velocemente sarebbe: abbiamo bisogno di respirare per vivere, esattamente come ognuno deve avere un'ispirazione per vivere e non solo sopravvivere. L'ispirazione è quella forza che crei dal tuo interno ma che è lei ad alimentarti, ma per attingere a questa energia devi lasciarti andare ad essa, questa è la parte più difficile essendo che spesso ci facciamo dei trabocchetti mentali e ci rimaniamo incastrati. Dal mio punto di vista tutto l'universo è come arte, una bella tela dove ci sono infiniti dettagli da osservare e ammirare, ogni anima sarà attratta da un altro particolare di questo dipinto, per questo bisogna cercare la propria pennellata perfetta.


- La via del maestro - Pt.2

Per diventare un maestro hai bisogno di un maestro, questo non vuole dire per forza che deve essere una persona, potrebbe esse l'ambiente che ti circonda, un animale oppure meglio ancora la tua stessa ispirazione. Ogni maestro ha il suo metodo di insegnamento e non esiste un giusto o sbagliato, se l'allievo è propenso all'apprendimento (perchè ha trovato la sua stessa ispirazione) ogni metodo funziona, ma nell'altro caso un metodo standardizzato non sarà efficace. Un altro inghippo che un maestro deve passare è il cambio generazionale, il nostro universo si crea a dipendenza della nostra conoscenza e dalle esperienze passate, questo porta il maestro a raccontare il mondo vissuto dai suoi occhi, però grazie alla risposta dell'alunno potrà rivistarlo ma con occhi nuovi.


- L'artista nascosto -

Un giorno durante l'apprendistato come carrozziere verniciatore un anziano mi fermó per pormi un paio di domande, dopo la conversazione mi disse: "Voi sì che siete degli artisti". Onestamente fino a quel punto io mi sentivo come un automa dentro a una catena di montaggio, dopo aver preso consapevolezza di quella frase ho cominciato a vedere l'arte dentro ogni riparazione.

Secondo me bisogna guardare il mondo come un bambino, tutto è spettacolare nella sua forma, tutto è interessante perché c'é sempre qualcosa da scoprire. In questa maniera pure la monotonia può diventare un'avventura dove scopri cose nuove. Ogni mestiere è un’arte a parte dove ognuno si esprime alla sua maniera, come un giardiniere con i suoi attrezzi e lo stile di potatura crea arte, oppure come un contabile che dal caos di carte e conti crea armonia, questa è arte.

In conclusione: vivi la vita come se fosse arte e non come una competizione.


- Lo scontro titanico fra gli emisferi del cervello -

Parto con una premessa: sono ben consapevole sul fatto che tutto deve essere bilanciato. Essendo una persona abbastanza cinica spesso osservo le persone con le loro emozioni, mi affascina osservare come ogni persona gestisce in maniera diversa i sentimenti. Da una parte trovo molto futile questa manifestazione delle emozioni essendo che non si agisce in maniera logica, vieni solo governato da impulsi interni che prendono il sopravvento su di te. Per raggiungere lo zen assoluto bisogna sapere come gestire le emozioni fino a poterle azzerare. Però dall'altro canto cosa sarebbe la vita senza la follia? Esattamente quella impulsività dove ti senti vivo! Chiaramente le emozioni ci tengono in vita e ci fa capire il mondo esterno e interno. Proprio per questo la vita non avrebbe senso senza questa parte irrazionale. In conclusione le emozioni sono essenzali per la vita, però bisogna saperle controllare per trovare la pace. 

 

- Le abitudini del passato governano le azioni del giorno d'oggi -

Molto spesso mi sono ritrovato con me stesso chiedendomi: come mai ho questo tipo di carattere? Essendo che il mio presente lo posso manovrare, come mai tendo a fare sempre le stesse cose? Fra le svariate ore passate a guardare le stelle mi è sorto un pensiero: se fossi ancora intrappolato nei vecchi circoli viziosi? Andando a scavare nel mio interno piano piano diedi un serie di ricordi alle mie abitudini. Con questo passaggio non cambiai il passato, però diedi un volto ai vari mostri che mi seguivano, così facendo feci pace con il mio presente. In conclusione, per poter essere veramente se stessi, bisogna riuscire ad uscire dai circoli viziosi del passato. 

Ps: ogni favola è raccontata al passato e sai perché? Per farti capire la morale della storia, quindi la storia deve darci una morale e non intrappolarci.


- Un albero per poter toccare il cielo deve avere le radici fino all’inferno - (cit.)

 L’ennesima citazione dove non conosco l’autore, però è proprio questo il bello, ognuno leggerà questa frase alla sua maniera. Per me rappresenta la crescita della coscienza, il primo passo per apprendere è vivere l’esperienza personalmente sia nel bene che nel male. Onestamente puoi aver letto quanto vuoi su una sostanza o parlato con persone di esperienza, ma finché non l' hai fatta non potrai mai capire pienamente. Tutti gli eventi passati nella tua vita sei tu a deciderne se diventeranno una radice, una foglia oppure un ramo secco. Ognuno ha la sua velocità di crescita e forma, ma come noi dietro la corteccia ha gli anelli che raccontano la storia.

Ps: il primo raggio di luce che ricevi crescendo fra gl' altri alberi non è l’illuminazione, ma la vita che ti chiama

- La via del maestro - Pt.1 

Il primo dilemma per la via del maestro è un paradosso, per diventare maestro devi essere un allievo, ma un vero maestro rimane sempre un allievo. Quindi, quando è il vero momento di proclamarsi maestro?Il secondo ostacolo invece è ricordarsi il proprio cammino verso la maestria. Una volta raggiunto un certo livello d’esperienza nel proprio settore, tante situazioni ci sembrano ovvie oppure si fanno movimenti in automatismo e ci scordiamo pure di farli. Come maestro bisogna sapersi mettere nei panni del proprio allievo, ricordandosi che ogni essere è unico. Secondo me se un maestro insegna attraverso l’emulazione sbaglia, perché così crea solo degli automi. Invece se il tuo allievo arriva al tuo stesso risultato passando da un’altra via, hai formato un nuovo maestro.

 "Un bravo maestro non lo misuri dal numero di allievi, ma dal numero di maestri che forma."  (cit.)


- Nulla è reale finché non succede -

Viviamo molto spesso dentro un mondo fatto di castelli sulle nuvole, dove creiamo emozioni per situazioni che non esistono. Nella scienza quantistica si dice che esistono tutte le opzioni, ma alla fine va a collassare solo su di una, questo succede quando qualcosa diventa reale. Quindi tutto può esistere “teoricamente” ma non è ancora reale finché non avviene. Come quando una persona chiede ad un’altra cosa farebbe in una determinata situazione, si può solo teorizzare su cosa si farà ma non si saprà finché non si ritrova veramente in quella situazione. 


 - L’immortalità è la morte dell’umanità o la sua libertà? -

Riguardante questa tematica ho interrogato diverse tipologie di persone: depressi, emozionali, freddi e spirituali. Ovviamente tutte quante le risposte hanno il loro fascino, ma quello che ho notato che ognuno punta alla sua versione dell’immortalità. Ci sono persone disposte a sacrificare l’emozione per diventare una coscienza immortale dentro a un corpo meccanico (sotto a un certo punto di vista sarebbe pure la via più semplice), altri invece ambiscono all’immortalità con la procreazione oppure con azioni che verranno ricordate nel tempo (opzione molto interessante ma è discutibile sul fattore dell’immortalità), invece le persone spirituali dicono di essere già immortali, ma l’obbiettivo è quello di ascendere alla prossima dimensione (direi che questa è l’opzione più complicata essendo che si basa solo e unicamente sul proprio essere e non utilizzare altri mezzi). Alla fine, questo istinto di sopravvivenza cos’è? Abbiamo forse solo paura di passare un’esistenza apparentemente inutile? Oppure è la paura di non aver capito niente di tutto ciò? 


- La perfezione di un’azione complicata è farlo sembrare semplice -

Parto con una premessa. Sono ben consapevole che la perfezione è oggettiva e non reale. Allora, avete mai osservato un professionista nel suo ambito? Compie le sue azioni con tranquillità e apparentemente in maniera semplice, quando poi noi proviamo a emularlo ci rendiamo conto che non è così evidente. Un po' come la musica, un brano contiene tanti suoni diversi, ma se crei una sintonia la canzone ti sembrerà piena d’emozioni e semplice. Nelle mie infinite paranoie mi sono chiesto: cosa cerchiamo o cosa ci colpisce di più? Ovviamente non ho la risposta, ma secondo me è la semplicità, paradossalmente tutto quanto è difficile quando si è alle prime armi. Quindi questa ricerca delle semplicità potrebbe essere solo il nostro desiderio di apprende?


- I folli creano la strada, i saggi la percorrono - (cit.)

Questa è una delle mie citazioni preferite, semplicemente perché nella sua satira ti tira una sberla in faccia. Ogni inventore rivoluzionario è sempre stato considerato un folle, uno che ha l’immaginazione più grande delle sue capacità, ma è questa follia che ci ha premesso di volare o di avere un computer in tasca. Onestamente a me fa sempre ridere questo processo. Prima del prototipo sembra un’invenzione senza senso (perché si sta bene con quello che si ha). Quando il prodotto entra in commercio la gente rimane scettica e lo critica, finché piano piano entra nella quotidianitá, chiedendosi come si faceva prima di quell' invenzione. Il folle passa da critiche e delusioni fino a pensare veramente di essere un pazzo, ma se la convinzione supera questi ostacoli rivoluziona il mondo. Il mio commento finale è: per favore non perdere la tua follia, ci servono questo tipo di persone.


- Non cambia l’essenza, cambia solo la forma -

Questo pensiero mi è arrivato mentre stavo parlando con un amico che mi ha detto: " a me sembra che la violenza continua ad aumentare e siamo sempre più cattivi ". La mia risposta è stata: " onestamente l’umano è sempre stato cosî, semplicemente oggi ognuno ha una telecamera in tasca e così vediamo molto di più queste situazioni ". Abbiamo sempre ucciso altre persone, stuprato, torturato, distrutto l’ambiente oppure trasmesso il nostro odio verso un’altra etnia. Semplicemente è che adesso vediamo molto di più. Ho l’impressione che cadiamo sempre nelle stesse trappole, non vogliamo proprio imparare la lezione e per questo il quadro generale si ripresenta sempre ma semplicemente in altre forme. Posso parlarti nelle svariate giocate bancarie, al sistema economico che è la nostra stessa trappola del topo, il sacrificare il prossimo per la nostra comodità. Tutto quanto sta succedendo ormai da secoli, semplicemente si è trasformato in un problema più grande essendo aumentata la popolazione.


- Nulla esiste, tutto è relativo -

Siamo convinti che tutto questo che vediamo e sentiamo sia reale, definito in certe regole. Questo pensiero ci dona stabilità con la sicurezza che ci siano delle costanti che si ripetono perché è così. Secondo me tutto quanto è relativo e molto fragile nella sua certezza, per esempio: il tempo, si pensa che sia un fiume che scorre sempre verso la stessa direzione e in maniera costante, ma pure il passare del tempo cambia a dipendenza della gravità. Oppure che la materia non possa spostarsi alla velocità della luce, invece ci sono pianeti dall’inizio del big bang che si muovono a tale velocità. Tornando più vicino a noi, le persone che soffrono di psicosi oppure di fobie hanno una percezione di questo mondo totalmente differente, la normalità non è nient’altro quello che pensa e vede la massa. Tutto questo discorso si riduce sul fatto che ognuno ha il suo universo che crea nella propria mente, quante volte avete visto persone fare cose fuori dal comune? Questo è solo fuori dalla vostra portata e non di chi lo fa. In conclusione, per me nulla è reale e definito, per questo bisogna rispettare sempre l’altra persona che ci presenta il suo universo.


 - Sono perso in me stesso o sto perdendo tempo? -

Con questo blog volevo spiegare come mai una volta a settimana mi metto a scrivere una parte della mia mente e condividerla. Allora, io non so come funziona la vostra mente (essendo che ognuno ha il suo unico universo) la mia è come un vortice quantico, cioè, è un caos indefinito di possibilità infinite. Esattamente per questo motivo necessito di esternare i pensieri, essendo che lo faccio in forma scritta devo impegnarmi a trovare le parole giuste e non scrivere un poema infinto per far capire il mio punto di vista. Sono pensieri che condivido volentieri essendo che penso che con questi blog posso aggiungere un punto di vista alle persone, ma principalmente lo faccio per me stesso. Blog per blog canzone su canzone piano piano scopro il mio essere e cosa voglio essere.


Ama e fai ciò che vuoi - (cit.)

In questa piccola frase si racchiude il concetto del vivi o convivi,  come scritto in un mio blog precedente. Per riuscire a stare bene con se stessi bisogna fare le esperienze che desideriamo, per questo nella citazione dice: "e fai ciò che vuoi". La frase inizia però con la parola ama, significa che amando conviverai con il mondo esterno con rispetto. Come ogni cosa nella vita bisogna trovare sempre l’equilibrio, una via di mezzo tra realizzare i propri sogni a discapito di altri, o di sacrificarsi donando tutto se stessi per il prossimo.Dentro ogni essere c'è l’essenza dell’esploratore, per questo siamo spinti a fare esperienze che ci incuriosiscono e ci fanno crescere. Essendo che tutto è connesso bisogna anche convivere con l’ecosistema che ci circonda con amore per veramente progredire.


 Tutti vogliono la realtà ma pochi la sanno reggere -

Questa frase mi viene in mente spesso quando osservo le persone, mentre vengono esposte delle tematiche in maniera diretta. Noto  soventemente che rispondono in maniera troppo emozionale, si sentono subito attaccate e vanno a finire in un conflitto di parole. Onestamente io sento sempre dire che si vuole avere a che fare con persone oneste che dicono la verità, ma bisogna anche saperla gestire. Le emozioni purtroppo prendono spesso il sopravvento perché viviamo grazie ad esse, ma essendo che le parole hanno un significato diverso per ogni essere vivente, non sappiamo cosa significano veramente. Bisognerebbe essere pronti ad ascoltare delle verità scomode a noi, senza coinvolgere il proprio ego...


 Tu vivi o convivi? - 

Questa è una frase che ogni tanto chiedo alle persone, semplicemente per aggiungere dei punti di vista diversi dai miei. Trovo sempre interessante come le persone motivano la propria risposta, in fine spesso mi chiedono: - maaaa qual é la risposta giusta? - Ovviamente non c’è una risposta giusta, semplicemente modi di vedere il mondo. Infine do la mia visione a proposito di questa domanda. La mia risposta é: io convivo! La mia motivazione è che tutto quanto vive nello stesso universo e quindi tutto interagisce con tutto, dal mio punto di vista sembra egoistico dire che si vive e basta. Come un ecosistema, si ha bisogno di prede e predatori, di vita e di morte, opposti che si attraggono che convivono per creare un’armonia. Ma questo è solo il mio punto di vista, ognuno è sempre libero di pensare quello che preferisce.

 

 - Le attitudini fanno le attitudini -

Una volta esposi ad una mia amica che non ci trovavo nulla nell’andare a vedere una partita di calcio (o qualsiasi altro sport) essendo che non è un posto dove poter apprendere delle lezioni. Invece lei mi disse – dipende semplicemente dall’attitudine che hai, perché le attitudini fanno le attitudini-. Continuando il discorso mi resi conto molto in fretta che effettivamente si può crescere in ogni istante e in ogni dove, che dipende solamente dalla propria disposizione nel leggere i messaggi che la vita ci pone di fronte. Sempre tornando alla situazione dello stadio, una persona può apprendere come affrontare una rissa, analizzare le proprie emozioni nella folla oppure comprendere le proprie emozioni di fronte ad eventi più grandi di lui. Io semplicemente spero che le persone possano essere abbastanza aperte mentalmente, per poter vedere oltre al proprio para occhi e aggiungere esperienze di ogni genere nel proprio zaino culturale.


- Quando le persone smettono di lottare si adagiano e diventano ciò che combattevano - Pt2

 Una volta arrivato a casa ho spiegato a mia madre la situazione che mi era successa, perché la cosa che mi ha dato più fastidio era la reazione del signore con il giornale. Mia madre con una serenità incredibile mi disse: - le persone combattono tutta la vita per raggiungere quegli obbiettivi così detti comuni (avere un lavoro, una casa, una macchina e una famiglia) quindi dal momento che hanno raggiunto “la stabilità” non combattono guerre che non servono per mantenere il loro standard -. Quella frase mi ha colpito parecchio, infatti ho cominciato ad analizzare le persone sotto questo aspetto, non capivo perché nessuno aiuta una persona che viene picchiata, nessuno aiuta una persona che durante una serata sta male (se non è un suo amico) e perché nessuno cerca di aiutare finche non gli viene chiesto. Capisco bene il concetto che bisogna scegliersi le battaglie e purtroppo non si può aiutare tutti, ma quello che ho notato è che la gente tende a diventare ciò che stava combattendo, per esempio: quelli che dicono che non saranno mai come quegli anziani che bucano i palloni, ma poi sono i primi a lamentarsi se qualcuno mette della musica o ride e scherza fuori casa sua. Alla fine, questa è la parte più difficile, l’auto analisi, non commentare le cose solo per il proprio comodo, sicuramente non è evidente, ma non impossibile.


- Quando le persone smettono di lottare si adagiano e diventano ciò che combattevano -  Pt1

Questo ragionamento non è completamente farina del mio sacco, vi racconterò la storia dietro questa frase. Una sera stavo tornando a casa da solo in treno, avevo messo lo zaino sui sedili di fronte a me (essendo che non c’era praticamente nessuno nel vagone). Nello scompartimento sulla mia destra c’era un signore che stava leggendo il giornale in tutta calma. Durante il tragitto è arrivato il controllore, gli ho mostrato il mio abbonamento poi si è girato verso il signore per chiedergli il biglietto, dopo di che si è rigirato verso di me dicendomi di togliere i piedi dal sedile, io con tutta calma gli avevo risposto di non avere i piedi sul sedile ma sul mio zaino e che non stavo sporcando il territorio pubblico. La discussione è andata avanti per un po' e il controllore si stava agitando sempre di più, finche è arrivato a minacciarmi di darmi una multa (io avevo tolto i piedi già alla prima ammonizione). Dopo aver chiesto scusa al controllore, dicendo che comunque non capivo, lui è andato in fondo al vagone. Ero rimasto perplesso, perché secondo me non stavo facendo nulla di male, per questo motivo mi sono girato verso il signore del giornale chiedendogli se avesse seguito la situazione. Appena gli ho rivolto la parola ha cominciato a chiudere il giornale e prepararsi per uscire tutto di fretta. Io stavo continuando a spiegargli le mie motivazioni mentre lui non mi degnava neanche di uno sguardo e quando era in procinto di uscire mi disse: - non sono affari miei devo andare.- A quel punto mi sono arrabbiato perché non capivo cosa avessi fatto di sbagliato e sopratutto non comprendevo la reazione di quel uomo.

Nota: questo é il prologo del blog che seguirá


 - A furia di buttare sotto il tappeto camminiamo sopra dei dossi -

La cosa più semplice per scappare da un’emozione è seppellirla nel proprio oblio, ed è esattamente quello che si tende a fare quando un ricordo ci è scomodo o non riusciamo ad affrontarlo. Il nostro mostro interno rimane lì, ibernato che aspetta solo di poter rifiorire più forte di prima portando ancora più angoscia, più volte lo nascondiamo e più si fortifica. La cosa più importante nella vita è sempre riuscire ad andare avanti, ma non si può andare più lontano se il tuo zaino si fa sempre più pesante. Ogni tanto bisogna fermarsi e accettare o lasciar andare delle emozioni o dei ricordi che ci assillano, così da poter camminare senza del peso in eccesso su un tappeto liscio senza le dune che abbiamo costruito buttando sotto e nascondendolo a noi stessi.


 - Ying e Yang -

Ogni tanto mi fermo a riflettere sul concetto della dualità, siamo abituati a reticolare persone ed emozioni dentro parole, cioè, concetti definiti. Abbiamo bisogno di definire le situazioni, dargli un senso e non dare possibilità di cambiamento, ma nulla può esistere senza il suo antagonista. Come l’esempio del seme che ho scritto qualche blog fa, siamo creatori e distruttori, altruisti ed egoisti, vivi e morti. La parte difficile è accettare entrambi i lati del proprio essere, non bisogna vergognarsi per dei pensieri contrastanti ma analizzarli. Ogni secondo facciamo delle scelte, in ogni istante decidiamo la via che vorremmo percorrere e a quale lato di noi dare più importanza, una volta scelto non significa che l’altra opzione non esista, ma semplicemente hai scelto dove mettere il peso sulla tua bilancia. Il messaggio finale di questa riflessione è: bisogna accettare la propria dualità per scoprire l’intero sé stesso.

Non siamo ciò che diciamo, non siamo ciò che facciamo, siamo ciò che sentiamo - (cit.)

La base di questa riflessione si riferisce sempre alla mia persona. Mi é stato detto molte volte di trasmettere pace e sicurezza, nonostante provo un forte disagio verso l’essere umano. Una volta ho spiegato questo concetto ad uno dei miei migliori amici, e lui mi ha detto: "caspita ma allora te la vivi veramente male". A quel punto è partito questo pensiero: non sono quelle parole confortevoli che dico per aiutare le persone, non sono i miei traguardi raggiunti o l’altruismo che dono. Semplicemente sono quello che creo nella mia testa che si rispecchia nella mia emozione.


- Ho un tasso di sincerità del 90%, perché il 100% di verità non è il miglior modo per comunicare con esseri sensienti - 

( cit. Interstellar )

Questa frase ne rispecchia una  famosissima che si dice: non mostrare mai tutte le tue carte. Però per me ha un altro significato. Non tutte le persone riescono ad accettare la verità! Perché ci vuole una mente educata per poter ascoltare un’altra idea senza criticarla. Essendo che siamo governati dalle emozioni non riusciamo ad ascoltare e accettare le informazioni, ma la prendiamo sempre sul personale, poi si aggiunge la difficoltà che ogni parola ha un peso differente per ogni persona. Questo crea incomprensione fra gli esseri sensienti, e non permette di essere pienamente sinceri con altri esseri viventi.


- Tanti capiranno, però pochi impareranno -

Ultimamente sento spesso questa frase: speriamo che l’umanità imparerà qualcosa da questa storia. Ma secondo me è come un’altra citazione che dice: la storia è un ottimo insegnante, peccato che mancano gli allievi. Abbiamo una visione contorta del tempo, tutto ci sembra successo tanto tempo fa, mentre la realtà del presente esiste da sempre. Come esempio vi faccio notare gli smartphone, sono oggetti di uso quotidiano. Ma alla fine non è da così tanto tempo che abbiamo questa cultura che chiunque ha uno smartphone e lo utilizza per qualsiasi cosa. Torniamo al concetto iniziale, essendo che gran parte delle nostre azioni sono determinate dalle abitudini, cambieremo il nostro comportamento solo quando la situazione ce lo imporrá, una volta finito l’evento anomalo tenderemo a ritornare alle vecchie abitudini (ovviamente non è sempre così). Ci vuole un grande perché dentro di sé per percorrere la strada del cambiamento, non è evidente, ma ognuno ha questo immenso potere.


- Ma tu non sei normale -

Onestamente questa è una frase che mi ha perseguitato per molto (troppo) tempo, essendo che ho sempre vissuto nel mio mondo e facendo quello che mi passava per la testa, la gente mi ha preso per il folle, il pazzo oppure quello strano. Ero arrivato al punto tale di costruire un vero e proprio complesso su questa frase. Ho realizzato tardi che ogni essere è diverso e unico, per questo in una certa forma non normale per gli standard a cui siamo abituati. L’ultimo impulso che ho ricevuto è stato da una puntata di Spongbob (s6 e4) dove il protagonista vuole diventare normale, ma ovviamente tutto quello che fa è mediocre per questo, normale. Ma non puoi vivere di emozione o fare le cose fatte bene se non sei unico a modo tuo.


- Bisogna cercare di essere come la persona che vorresti incontrare - (cit.)

Questa è una frase che ho ben radicato nel mio essere, essendo che fa capire come ti senti tu nelle situazioni e riflette bene sui circoli viziosi. Penso che chiunque vorrebbe incontrare una persona che ti porti rispetto e ascolti le tue idee senza essere subito attaccato, oppure semplicemente trattato con educazione. Questo concetto si riflette sui circoli viziosi, siamo abituati a riflettere le esperienze che abbiamo passato, come odio porta odio, una punizione subita porta a far subire la stessa sofferenza al prossimo (oppure sul lato positivo). Bisogna accettare di dover interrompere i circoli viziosi che ci sono imposti. Un esempio che mi piace fare è: l’anello debole della catena è anche il più forte, perché ha la forza di spezzarla.


- Io sono ciò che la tua mente crea e pensa su di me, per questo è un peccato che non ci conosceremo mai veramente - 

Il fatto che la tua realtà è solo la tua, ognuno si crea un’immagine e delle aspettative sulle persone. Esattamente per questo motivo vediamo nelle persone quello che ci siamo fissati in testa e non la persona stessa, molto spesso ignorandoi suoi altri lati. Per esempio, se abbiamo sempre visto qualcuno avere successo nella vita e fare progressi personali, non diremmo mai che sarà una persona piena di complessi verso se stesso oppure per quello che fa. Ma alla fine siamo tutti uguali, siamo esseri umani che vivono di emozioni nascoste.


Siamo delle divinità -

Un esempio per fare chiarezza su questa tematica: prendi in mano un seme, hai la scelta di poterlo piantare e con cura farlo germogliare. Potresti tenerlo lì, in stasi, fino a quando sai cosa farcene. Oppure potresti distruggerlo qualsiasi sia la tua ragione. Questo esempio è applicabile sempre e su ogni concetto: le passioni che si hanno, le persone che si frequentano, per sé stessi, etc.